“Sono demotivato…, questo lavoro non mi dà più niente… me ne voglio andare!”
E’ quello che ultimamente sento dire nei corridoi o alla macchinetta del caffè in molte aziende. In generale il tema della scarsa motivazione sul posto di lavoro non riguarda solo l’Italia: la Gallup, società di ricerca statunitense ci dice che nel mondo sono l’87% i lavoratori demotivati e che in Europa ben 40 milioni di lavoratori soffrono di stress da lavoro.
Noi italiani però andiamo oltre: su circa 22 milioni di lavoratori (è occupato solo circa un terzo della popolazione), l’84% vorrebbe cambiare lavoro, solo il 3% sente un senso di appartenenza alla propria azienda (contro il 31% degli altri Paesi) e ci sono ben 11 milioni (cioè il 50%!) che fanno uso di psicofarmaci.
I sintomi della demotivazione sul posto di lavoro sono piuttosto evidenti: poco o nessun interesse in quello che si sta facendo, deconcentrazione, noia, apatia. Nel tempo questa situazione si riflette nell’assenteismo “per malattia” e spesso con un alto turnover.
Le facce che si incontrano il lunedì mattina esprimono bene la frustrazione dovuta alla consapevolezza di quanti giorni ancora mancano al… ”grazie a Dio è venerdì!”
Nello stesso tempo, offrendo un po' del mio tempo in attività di volontariato presso una Onlus di Roma che si occupa di giovani rifugiati, riscontro una situazione radicalmente differente: persone sempre sorridenti, animate da una grande motivazione personale e felici di offrire spontaneamente il proprio contributo. La domanda che di conseguenza mi sono fatto è: cosa spinge tante persone a fornire il proprio tempo ed a coinvolgersi in un’attività spesso impegnativa … per di più gratuitamente!