Ognuno di noi ha personalmente sperimentato quanto sia difficile dare seguito ai buoni propositi, in particolare a quelli fatti dopo le ferie. Settembre e gennaio sono statisticamente i mesi delle promesse a se stessi, ma anche qualche giorno lontani dal lavoro in primavera è utile a riaccendere il desiderio di migliorare qualche nostro aspetto.
Personalmente ad esempio ho avuto sempre molta difficoltà a carburare la mattina ed ho sempre invidiato quei colleghi che al contrario arrivavano al lavoro già pieni di energia e spirito d’iniziativa. Mi dicevo che probabilmente la differenza era dovuta a fattori genetici, al diverso metabolismo, alla pressione sanguigna, poi un giorno ho letto un articolo che spiegava come usare le tecniche di respirazione per avviare al meglio la giornata. Il mio buon proposito è stato quindi quello di dedicare un po' di tempo subito dopo il risveglio alla corretta respirazione, ma dopo i primi giorni di iniziale entusiasmo ecco che sono apparse le prime resistenze: la necessità di anticipare la sveglia, meno tempo per preparare la colazione, il rischio di fare tardi al lavoro…insomma c’era sempre qualche buona scusa per rinunciare, così dopo solo qualche settimana il buon proposito è bello che seppellito nel dimenticatoio.
A distanza di qualche anno da quel primo tentativo oggi tutte le mattine, indipendentemente dagli impegni, dedico almeno 15-20 minuti alla respirazione diaframmatica e ad alcuni esercizi di risveglio muscolare che mi consentono di iniziare la giornata con una buona energia e con una sensazione positiva verso il nuovo giorno. Cosa ha determinato questo cambiamento? La lezione che ho appreso è che quando voglio perseguire un obiettivo importante (per me era aumentare l’efficacia personale e il mio benessere psico-fisico), è sicuramente necessaria una notevole forza di volontà e una forte motivazione al cambiamento, ma soprattutto sono necessari dei nuovi comportamenti ripetuti nel tempo (anche perché, come diceva Einstein: “follia è fare la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”).
Riuscendo a trasformare le singole azioni in abitudini, mettiamo a tacere la nostra mente giudicante (“stai solo perdendo tempo…, tanto non ce la fai…”), non pensiamo allo sforzo da compiere (è una routine come bere un bicchiere d’acqua appena svegli) e quasi senza accorgercene dopo poco tempo cominciamo a raggiungere dei risultati. In un circolo virtuoso i primi successi ci gratificano e ci motivano a perseverare nell’azione per raggiungere l’obiettivo finale.
Ma allora quali sono le giuste abitudini che un buon manager dovrebbe acquisire per aumentare la propria efficacia? Su questo tema ci viene in aiuto Stephen Covey con “The 7 habits for highly effective people”, tradotto erroneamente in “Le 7 regole per avere successo”. Gli “habits” possono essere considerate delle “regole di management”, ma ancora meglio come quei comportamenti virtuosi che se sono ripetuti nel tempo determinano cambiamenti importanti nell’efficacia personale e professionale. Analizziamo allora queste 7 buone abitudini che acquistano una rilevanza ancora maggiore se inquadrate nell’ottica di un manager consapevole delle proprie qualità e delle aree da migliorare e in grado di coinvolgere e responsabilizzare il proprio team.
Le 7 abitudini sopra descritte sono tanto più difficili da adottare tanto più un manager ha per lungo tempo adottato comportamenti diversi ed ha magari addebitato gli scarsi risultati e i fallimenti al mercato, alla concorrenza o alla scarsa capacità e motivazione dei collaboratori. In questo caso è necessario che il manager sia capace di mettersi in discussione e sia in grado di acquisire quella consapevolezza che gli consenta di vedere le cose da una nuova prospettiva.
Una sfida ancora maggiore spetta ai manager delle aziende che hanno deciso di adottare la “trasformazione Lean”, cioè in cui la caccia agli sprechi e l’ottimizzazione dei processi rappresentano la base della quotidianità lavorativa. I manager di queste aziende o meglio i “lean leader” per essere veramente efficaci dovrebbero acquisire le seguenti buone abitudini:
Insomma un manager efficace, per affrontare al meglio le sfide sul lavoro, come un atleta professionista deve pianificare un programma di allenamento giornaliero a nuove buone abitudini. E proprio come un atleta, per raggiungere il massimo delle prestazioni, dovrà adottare anche l’abitudine di prendersi cura di sé, effettuando un allenamento fisico quotidiano personalizzato compensato dal giusto riposo: il tutto, oltre a migliorare la forma fisica, avrà il beneficio di abbassare lo stress del lavoro.
Se il leader conosce il processo ed è dotato di una grande motivazione, potrà acquisire nuovi comportamenti manageriali in autonomia, ma se anche solo il pensiero di ripetere sistematicamente le attività descritte lo mette in ansia… probabilmente è arrivato il momento di rivolgersi ad un Business Coach.