Prima del Covid-19 la maggior parte delle aziende concepivano i cambiamenti in una logica di lungo periodo, pensavano cioè che li avrebbero potuto controllare e gestire nei modi e nei i tempi necessari per adeguare le proprie organizzazioni alla nuova situazione. La realtà di quello che è successo nell’ultimo anno ha reso evidente non solo che diventa necessario essere preparati a gestire l’inatteso (che la definizione inglese “perpetual disruption” ci fa capire che ormai tanto inatteso non sarà più), ma che diventa obbligatorio cambiare approccio mentale per fare in modo che ad ogni “cigno nero” (Nassim Taleb) le aziende siano subito in grado di focalizzarsi sui cambiamenti necessari per cavalcare le opportunità di crescita.
Questo vuol dire che invece di limitarsi all’esercizio della resilienza nell’attesa di tornare al “business as usual”, le aziende reattive accolgono con favore ogni nuovo evento come la possibilità di immaginare scenari e opportunità impossibili da pensare in condizioni normali, in modo da avere successo in ogni condizione.
La buona notizia per i “knowledge workers” (Peter Drucker) è che in condizioni facilmente prevedibili l’intelligenza artificiale e gli algoritmi possono facilmente sostituire il lavoro umano, ma in una situazione di cambiamento continuo solo le persone possono avere la necessaria flessibilità mentale e il potenziale creativo per gestire efficacemente la situazione.
Un’azienda umanista riesce a bilanciare al meglio il perseguimento del profitto e della crescita con principi universali, come il significato e lo scopo del lavoro, l’etica, la trasparenza, l’integrità, la fiducia, l’impegno, la passione e la collaborazione.
La ricerca Deloitte fatta a livello internazionale su 6.000 lavoratori, di cui oltre la metà sono manager, ha evidenziato che le organizzazioni che si sono dimostrate più reattive dopo l’arrivo della pandemia, già adottavano un mindset flessibile, sia nelle modalità di lavoro (ad esempio già lavoravano in smart working), che nella velocità di decision-making da parte dei propri manager.
Dalla ricerca sono emerse alcune linee guida che possono essere adottate per creare le condizioni che favoriscano lo sviluppo di una nuova mentalità organizzativa focalizzata sul fattore umano:
Con il perdurare della pandemia e il conseguente aumento di paure, preoccupazioni ed ansie dei lavoratori, appare chiaro che le organizzazioni e il loro manager devono dare priorità assoluta al benessere psico-fisico dei propri collaboratori. Mai come in questo periodo ridisegnare i processi di lavoro attorno al fattore umano è il modo per costruire un futuro sostenibile in cui organizzazioni e lavoratori possano esprimersi al meglio e superare brillantemente questa criticità (e quelle che dovessero presentarsi in futuro).