A questo proposito in questi giorni mi ha colpito un articolo sulle scoperte di Susanne Simard, professoressa di ecologia forestale alla British Columbia University, che ha scoperto come specie diverse di alberi all'interno delle foreste siano collegate tra loro da una rete di fili fungini, circuiti sotterranei che trasmettono carbonio, azoto, acqua ed altre sostanze nutritive da una pianta all'altra a seconda delle necessità i ciascuna, permettendo così alla foresta nel suo insieme di superare eventi negativi. All'opposto quegli alberi e quelle piante che rimangono separate dai circuiti di comunicazione sotterranei della foresta, sono quelli che hanno maggiori probabilità di ammalarsi e morire.
Nell'ambito delle scienze forestali sapevamo già che gli alberi intrecciano le radici tra di loro nel sottosuolo per resistere meglio agli eventi naturali, ma questa nuova scoperta è stata considerata straordinaria. Sembrerebbe infatti superare la tesi darwiniana che tutte le specie in natura siano impegnate in una continua lotta per la sopravvivenza, in cui ogni organismo combatte da solo, o insieme agli altri elementi della “propria famiglia”, contro le specie diverse.
Appurato quindi che in natura specie differenti riescono a mettere da parte interessi individualistici e decidono di cooperare per raggiungimento di un bene comune superiore, è opportuno domandarsi: è possibile applicare lo stesso concetto agli individui ed alle organizzazioni?
Per quanto riguarda il vantaggio di avere persone con caratteristiche profondamente diverse all’interno delle aziende e dei team che le compongono, è ormai dimostrata la maggiore capacità innovativa delle aziende che fanno delle differenze individuali una vera strategia sin dalla selezione di manager e collaboratori. Un esempio per tutti è il caso di IDEO, società di progettazione di prodotti, servizi, ambienti ed esperienze digitali famosa per utilizzare l’approccio “Design Thinking” che esalta la cooperazione creativa tra individui molto diversi per cultura, formazione ed esperienze professionali. Tra l’altro oggi la società svolge attività di consulenza proprio sulla sua metodologia e l’approccio a progetti ad alto tasso di innovazione.
Per quanto riguarda la cooperazione a livello di organizzazioni, dobbiamo tenere in considerazione quanto il contesto stia cambiando le convinzioni più radicate. La pandemia ci ha confermato che ormai viviamo in una realtà interdipendente a livello globale: sembrerebbe che il famoso battito d’ali della farfalla (in questo caso di un pipistrello in Cina, abbia prodotto uno “tsunami” in tutto il globo terrestre.
Fin da subito si è capito che nessuno se la sarebbe cavata da solo e che per un’efficace strategia di contenimento e soluzione del problema sarebbe stato necessario uno sforzo comune di proporzioni planetarie. La buona notizia è che oltre al lavoro delle organizzazioni internazionali ed alle istituzioni governative, c’è stata una pronta risposta anche da parte di molte organizzazioni private. Sin dal primo lockdown sono stati numerosi i casi di aziende concorrenti che hanno deciso di collaborare per mettere a fattor comune conoscenze, competenze ed esperienze personali con l'obiettivo di accelerare il percorso verso la soluzione del problema.
Per prime si sono alleate molte aziende farmaceutiche che hanno lavorato insieme per sperimentare prodotti a base di plasma contro l' infezione da coronavirus. In seguito hanno iniziato a lavorare insieme anche aziende di altri settori, ad esempio colossi della tecnologia come Apple e Google hanno deciso di collaborare per aiutare governi e autorità sanitarie a tracciare i contatti dei contagi utilizzando la tecnologia Bluetooth.
La vera notizia è che le due aziende hanno lavorato insieme per consentire interoperabilità tra dispositivi Android e iOS con l’obiettivo di diffondere al massimo l’utilizzo delle app, rinunciando per la prima volta alla differenziazione dei due sistemi operativi su cui si è basata, fino ad oggi, la competizione tra i colossi della telefonia.
In generale si può dire che è proprio grazie all' enorme sforzo economico e impegno a favore della cooperazione e collaborazione tra organismi diversi che è stato possibile velocizzare il processo di conoscenza del virus che ci porta oggi a vedere la luce in fondo al tunnel.
In un contesto interdipendente come quello attuale, una soluzione per ripartire velocemente sfruttando le opportunità che si presenteranno sembrerebbe quindi essere quella di creare occasioni di cooperazione e collaborazione con professionisti e realtà anche molto diversi dalla nostra cultura.
Su questo tema Steven Covey ha parlato di “sinergia” tra entità diverse, che non accettano il compromesso, ma si impegnano per trovare una terza alternativa in grado di soddisfare pienamente tutte le parti coinvolte. E’ così che si sprigiona una grande energia creativa e si producono le idee migliori, frutto della cooperazione e di processi creativi di organismi molto diversi tra loro, ma uniti da un intento comune.
“Sinergia è ciò che avviene quando 1+1 è uguale a 10, o 100 o anche 1.000!...Riguarda la passione, l’energia e la genialità di creare una nuova realtà che è di gran lunga migliore di quella esistente”.
Per affrontare un progetto o un problema tra team di diverse realtà con un approccio sinergico sono necessarie qualità specifiche, non sempre presenti tra entità abituate a competere in una logica “io vinco, tu perdi”:
Come per “il viaggio dell’eroe”, lavorare in sinergia tra entità diverse vuol dire iniziare un viaggio di scoperta con spirito di avventura, essendo disponibili ad abbandonare la propria area di comfort per affrontare territori sconosciuti, che quasi sempre si riveleranno ricchi di nuovi tesori.