“To learn and not to do, is really not to learn. To know and not to do is really not to know” – S. Covey
Stephen Covey è stato uno dei più influenti scrittori e consulenti su temi di efficacia personale a livello mondiale. Il suo libro più famoso, “The 7 habits of high effective people” (in italiano “Le 7 regole per avere successo”) ha venduto oltre 30 milioni di copie e continua ad essere un best seller per chi cerca ispirazione nel processo di miglioramento di sé come persona, come professionista o come parte di un’organizzazione.
Come appassionato ammiratore del suo lavoro e consulente certificato per FranklinCovey, continuo ad avere la conferma che gli insegnamenti di Covey sono sempre validi ed attuali indipendentemente dal luogo, dalla cultura, dal tipo di business e dal tipo di organizzazione (aziendale, associativa o politica…) in cui vengono introdotti.
In questi giorni di fine agosto con l’incremento del numero di contagi è aumentata anche l’incertezza sui tempi e modalità della ripartenza delle attività, generando ulteriore preoccupazione sui tempi della ripresa economica. Mi sono chiesto quindi a quali insegnamenti di Stephen Covey possiamo fare riferimento in un momento storico molto particolare a livello globale e come utilizzarli per ritrovare una bussola affidabile e ripartire più consapevoli ed efficaci. Ho quindi provato a mettere in relazione i principi fondamentali del suo pensiero e le 7 regole a questa fase così delicata.
- Coltivare radici profonde: su questo elemento che richiama le nostre comuni origini legate alla terra, oggi possiamo solo fare un’autovalutazione e verificare se nel tempo abbiamo seminato bene nel nostro percorso mettendo le basi per incrementare la nostra capacità di resilienza. Prima della pandemia (Before Coronavirus) molti professionisti e molte organizzazioni basavano il proprio business guidati unicamente da logiche di marketing, basando la propria strategia commerciale sulla comunicazione e sulle offerte di breve periodo, trascurando di coltivare rapporti di fiducia e sviluppo con collaboratori e clienti. Guardando i dati sulla ripresa e parlando con manager e imprenditori di varie aziende, mi è apparso evidente come chi ha fondato il proprio business su principi sani e duraturi (responsabilità, bene comune, equilibrio, contributo…) e investendo nel tempo sul benessere e nella capacità produttiva delle risorse umane, si trova oggi in una condizione migliore, sia perché è stato in grado di resistere meglio durante la fase di lockdown, sia perché è riuscito a creare le condizioni migliori per sfruttare ogni opportunità di ripresa.
- Adottare nuovi paradigmi efficaci: è ormai evidente che il contesto in cui operiamo è cambiato e probabilmente cambierà ancora. Se come imprenditori, manager o professionisti vogliamo apportare cambiamenti positivi alla nostra situazione, dobbiamo necessariamente partire da noi stessi e dal nostro modo di vedere le cose, lavorando sui nostri paradigmi non più funzionali. Fermiamoci un momento a riflettere e domandiamoci: quali erano le mie convinzioni sul mondo del lavoro e sul mio business prima del lockdown? Oggi che la situazione è radicalmente cambiata, posso basare le mie decisioni sulle stesse convinzioni o devo rielaborarle? Se oggi continuassimo a vedere la realtà attraverso gli stessi occhiali che usavamo sei mesi fa, rischieremmo di non renderci conto realmente della nuova situazione (mercato di riferimento, nuove esigenze dei clienti, competitività e valore della nostra proposta…), perdendo gradualmente terreno nei confronti del mercato e della concorrenza più agguerrita.
- Eliminare i comportamenti disfunzionali: incolpare o accusare “gli altri”, cioè la crisi causata dalla pandemia, il Governo, la globalizzazione, la concorrenza, i clienti… , usare un linguaggio da vittima, sprecare tempo ed energie su cose che non si possono controllare, aspettare aiuti e soluzioni dall’esterno, dedicarsi solamente alle urgenze, continuare ad usare l’approccio “bastone e carota” o sfruttare lo smart working come modalità per risparmiare (aziende) o lavorare di meno (collaboratori)… è probabilmente il modo migliore per alimentare una spirale negativa senza fine.
- Adottare nuove abitudini positive: questo è l’elemento centrale del pensiero e l’insegnamento di Covey che con le sue “7 buone abitudini” legate a principi di efficacia, ci indica la strada da seguire.
- Sii proattivo: invece di cedere al lamento ed alla preoccupazione, questo è il momento di fare riferimento alle qualità ed ai punti di forza personali al fine di aumentare la propria sfera d’influenza rispetto agli obiettivi desiderati, ripartendo più consapevoli del proprio valore ed adottando un linguaggio più positivo e proattivo;
- Comincia con la fine in testa: nessuno sa come evolverà la pandemia, se in autunno aumenteranno ancora i contagi o se la situazione rimarrà sotto controllo. In ogni caso avere chiaro in mente cosa desideriamo ottenere (ad esempio un nuovo lavoro o un migliore equilibrio lavoro-vita personale grazie allo smart working…) , definendo la meta, il proprio contributo unico che vogliamo fornire ed agire di conseguenza, ci renderà più consapevoli del percorso, più allineati a ciò che più conta per noi e quindi più determinati;
- Metti in ordine le priorità: le prime settimane dopo l’esplosione della pandemia hanno avuto un forte impatto su di ognuno di noi e sulla nostra attività lavorativa, mettendo a dura prova la nostra capacità di resilienza. Giustamente in quel momento la nostra vera priorità era cercare di mettere “in sicurezza” la nostra salute e il nostro business. Oggi è invece il momento di individuare ciò che è veramente importante per il nostro futuro, investire e dedicare la maggior parte del nostro tempo alle vere priorità, pianificare accuratamente le attività ed affrontare la nuova normalità da protagonisti;
- Pensa vinco-vinci: in una situazione di crisi senza precedenti che sta avendo un impatto importante sull’economia, sulle aziende e sull’occupazione, diventa naturale lasciarsi andare alla logica della scarsità: non ce n’è abbastanza per tutti, quindi l’unico modo per cavarmela è lottare in una logica … “io vinco, tu perdi”. Al contrario è proprio nei momenti di crisi come questo che individui ed organizzazioni possono trovare soluzioni innovative ed accordarsi per un risultato di beneficio reciproco. Penso al rischio concreto di licenziamenti da evitare attraverso l’impegno di imprese e dipendenti che con coraggio e rispetto reciproco mettono a disposizione la loro capacità e creatività per raggiungere l’interesse comune.
- Cerca prima di capire, poi di farti capire: durante il lockdown la comunicazione si è svolta quasi esclusivamente da remoto e l’utilizzo di piattaforme digitali ha permesso nella maggior parte dei casi di dare continuità ad attività formative e lavorative. Il problema che ho riscontrato nell’erogazione di contenuti formativi, è stata la difficoltà di interpretare lo stato d’animo dei partecipanti, non potendo attingere pienamente a tutti i canali della comunicazione (ad esempio il linguaggio del corpo). Mi auguro che al più presto l’attività in presenza possa riprendere per affiancarsi a quella da remoto, nel frattempo diventa necessario acquisire una più profonda capacità di ascolto, imparando a fare domande efficaci che consentano di capire pienamente il punto di vista degli altri, per poi esprimere in modo più mirato ed efficace il nostro pensiero.
- Sinergizza: mai come in questo momento diventa indispensabile la collaborazione a tutti i livelli e l’utilizzo delle capacità e delle energie di tutti. Lo stiamo vedendo nella collaborazione tra colossi del calibro di Google ed Apple per il tracciamento dei contatti, nel lavoro sinergico di case farmaceutiche concorrenti per accelerare la corsa al vaccino. Per un professionista creare sinergie vuol dire attivare un network di contatti per cooperare ed allargare l’offerta di servizi, per un’azienda vuol dire valorizzare le unicità delle risorse interne ed utilizzare al meglio la creatività e il contributo di collaboratori e fornitori, integrando nelle decisioni anche il feedback dei clienti.
- Affila la lama: il periodo di lockdown ha rappresentato per molte persone un momento di grande crescita personale e professionale. Obbligati a rimanere in casa, abbiamo riscoperto il valore del tempo, nell’attività lavorativa abbiamo dovuto acquisire nuove competenze ed adottare nuove modalità organizzative nell’arco della giornata. Molte persone con cui ho parlato mi hanno detto di essere riuscite ad organizzare le proprie attività quotidiane in funzione del loro benessere fisico, mentale, emotivo e spirituale. Nonostante le palestre fossero chiuse molti di noi sono riusciti a dedicare più tempo all’attività fisica quotidiana, altri hanno riscoperto il piacere della lettura di libri rimasti per troppo tempo impolverati sugli scaffali e sono riusciti a mantenere e sviluppare quelle relazioni che per troppo tempo erano state trascurate in nome di altre priorità. L’incertezza sul futuro ha incrementato l’interesse verso le pratiche spirituali, dalla meditazione allo yoga, dalla mindfulness alla preghiera… attività necessarie per trascendere il nostro ruolo terreno e farci sentire parte di un progetto più grande. Affilare la lama vuol dire perseguire il miglioramento continuo (Kaizen) di se stessi, avendo in mente i diversi ruoli che svolgiamo quotidianamente nella sfera personale e professionale.
In passato troppo spesso sono state le priorità altrui a dettare la nostra agenda e a guidare le nostre scelte, ma oggi se vogliamo risorgere nel nostro business e farci trovare pronti di fronte ai prossimi “cigni neri”, dobbiamo rendere noi stessi e le nostre organizzazioni più capaci, resilienti e flessibili di fronte ai cambiamenti. Sarebbe un peccato sprecare questa nuova consapevolezza di quanto appreso durante il lockdown e non riuscire a tradurla in nuove buone abitudini. Quest’anno abbiamo la grande opportunità di trasformare i soliti buoni propositi post vacanze in azioni concrete, riuscendo finalmente a dedicare il giusto tempo alla crescita personale ed al proprio benessere, per essere più focalizzati ed efficaci nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi prioritari, sia personali che professionali.
In questo senso la lettura e l’approfondimento dei “7 habits” possono fornire gli spunti ideali per adottare nuovi paradigmi più efficaci e ripartire a settembre ancora più consapevoli e motivati.