Taylorismo rivisitato
Dopo la laurea, così come aveva fatto il padre Camillo, Adriano visita gli Stati Uniti e pur criticandone una certa superficialità di pensiero e lo strapotere della finanza, rimane affascinato dal suo sistema produttivo. Ha l’opportunità di visitare ben 105 fabbriche tra cui alcuni stabilimenti Ford di cui apprezza l’organizzazione, il rigore dei metodi e la scelta del suo fondatore di raddoppiare in una sola volta il salario degli operai, per renderli così a loro volta consumatori. Dagli USA acquisisce il concetto di “industria progressiva”: i dirigenti non si devono limitare alla gestione delle attività, ma devono elaborare nuove idee e sperimentare le più opportune soluzioni per anticipare le nuove esigenze delle persone.
Tornato in Italia, Adriano comprende che il lavoro a cottimo per la sua azienda non va più bene e prendendo spunto dalla produzione di massa e dall’organizzazione scientifica del lavoro, introduce i tempi di lavoro standard su cui regolare la velocità della linea di montaggio e già nel 1927 con i nuovi metodi, il tempio di montaggio passa da 12 a 4 ore e mezza. Pur utilizzando la misurazione dei tempi e gli incentivi per aumentare la produttività, Adriano introduce alcune varianti per lui fondamentali che tengono conto del mantenimento della massima qualità del prodotto e del benessere psicofisico della manodopera.
Circondarsi dei migliori
Adriano aveva ereditato le migliori maestranze che si erano formate sul campo sotto la guida del padre. Capisce però che per affrontare le nuove sfide c’è bisogno di nuove figure manageriali e di uno staff direttivo formato dalle migliori menti del Paese. Alle alte competenze tecniche e di produzione affianca nuovi profili manageriali usciti dalle Università a cui riesce bene a comunicare ciò che lui ha in mente e che da solo non potrebbe realizzare. Assume in primis ingegneri laureati con 110 e lode dal Politecnico, ma anche psicologi, sociologi, scrittori, critici letterari, architetti e disegnatori, tutti di altissimo livello. Dotato di grande intuito, partecipava direttamente alle selezioni dei dirigenti: durante i colloqui di assunzione Adriano faceva delle domande apparentemente banali, ma che miravano a sondare l'originalità e la genuinità delle risposte. Alla fine del colloquio, faceva compilare una scheda chiedendo al candidato di firmarla. Decideva di assumere sulla base del suo personale esame grafologico da cui era in grado di comprendere la visione ottimistica (o pessimistica) della persona. Altre volte chiedeva ai candidati di camminare per qualche metro nella stanza e dal portamento era in grado di valutarne la personalità.
La concezione del profitto
Al momento del passaggio delle consegne, suo padre Camillo gli disse: “Tu puoi fare qualunque cosa tranne licenziare qualcuno per motivo dell'introduzione dei nuovi metodi “. Adriano Olivetti fece suo questo insegnamento e spingendosi ben oltre, diceva: “Voglio la felicità dei miei dipendenti, occupandomi degli uomini automaticamente arriverà il profitto”. Quindi il fine ultimo dell’impresa sono le persone, mentre il profitto ne diventa strumento. Introduce il concetto di “complessità dell’industria”, il cui compito non si esaurisce nella produzione del profitto, perché ha obblighi che si estendono all’ ambiente ed alla società cui fa riferimento; il profitto deve essere reinvestito per l'interesse della comunità.
Il benessere dei lavoratori
E’ singolare notare che già nelle lettere tra Adriano e Camillo Olivetti, quando parlavano di iniziative a favore dei dipendenti, utilizzavano il termine inglese welfare. I dipendenti per lavorare bene e dare il massimo sul posto di lavoro, devono stare bene ed è compito dell’azienda fare in modo di alleviare le loro preoccupazioni e quelle della loro famiglia.
All’inizio il medico della famiglia Olivetti diventa anche il medico di tutti i dipendenti, li va a visitare anche a casa loro gratuitamente. In seguito, oltre all’infermeria aziendale, per sopperire alle carenze della mutua, nasce il servizio di assistenza sanitaria, con lo scopo di completare le funzioni della cassa mutua.
Per i lavoratori che vengono dalle campagne circostanti vengono messi a disposizione autobus collettivi, le donne in attesa possono usufruire di 9 mesi di aspettativa retribuita, poi quando il bambino compie 6 mesi, ha a disposizione il nido aziendale dotato di stanza di allattamento. Quando i bambini crescono, l’asilo ha la funzione di sviluppare la loro creatività, vengono intrattenuti da pedagoghi, animatori ed artisti. Per i figli dei dipendenti, d’estate vengono istituite le colonie marine e montane gratuite.
Per quanto riguarda il problema casa viene costruito un nuovo quartiere per ospitare operai ed impiegati ed anche in questo caso vengono chiamati i migliori architetti.
Per dare un’idea dell’impegno economico, Il consiglio di gestione che viene istituito per amministrare i servizi sociali, aveva negli anni 50 una dotazione di 500 milioni di ₤ire.
Adriano concede ai propri dipendenti il sabato libero riducendo l’orario settimanale, lo stipendio è circa il 20% più alto rispetto agli accordi contrattuali. Quando l'azienda si deve finanziare attira i risparmi dei dipendenti offrendo mezzo punto di interesse in più di quello di mercato, mentre quando sono i dipendenti a chiedere un prestito, viene concesso con tassi d’interesse inferiori a quelli delle banche.
L’attenzione per il benessere dei dipendenti è centrale persino quando la fabbrica viene occupata dopo l'attentato a Togliatti. Adriano decide di inviare brande e cibo per gli occupanti ed è forse per il suo comportamento sempre coerente, che durante l’occupazione può entrare normalmente in fabbrica passando in mezzo agli operai manifestanti.
La responsabilità dell’impresa sui dipendenti e sulla comunità
La visione dell’ impresa integrata con il territorio diventa una strategia di business e non una variabile secondaria. Per Adriano l'attenzione al territorio vicino alla fabbrica è un’ obbligazione etica, ma è anche il volano per la crescita dell'impresa stessa. Adriano considera l’urbanistica una disciplina superiore perché trasforma l'ambiente per costruire comunità e rendere felici gli uomini. Nei quartieri per gli operai ci sono prati, aree per lo sport, edifici di aggregazione. Le strade sono concepite per le auto, per le biciclette con pista separata e per i pedoni con marciapiede alberato.
Quando l’azienda si deve espandere invece di alimentare nuova immigrazione dal Sud decide di investire a Pozzuoli, in uno dei territori più depressi d’Italia, costruendo uno stabilimento per macchine calcolatrici. L’effetto diretto per chi viene assunto è una soddisfazione e motivazione straordinaria: gli operai, che non avevano mai visto una fabbrica di questo livello e con questi servizi sociali, ci mettono un tale impegno (oggi si direbbe high engagement) che la produttività e la qualità dei prodotti realizzati a Pozzuoli è addirittura maggiore di quella dello stabilimento di Ivrea. L’attaccamento da parte di operai e impiegati all'azienda e ad Adriano è dimostrato in diversi episodi: un giorno dopo che una violenta grandinata ha riempito di buchi le vetrate della fabbrica, gli operai invece di aspettare che vengano riparate, si mettono a pulire il proprio posto di lavoro e dopo aver tappato alla meglio le vetrate, riprendono a lavorare.
Tra azienda e collaboratori c’è un dialogo continuo: ogni dipendente viene incontrato periodicamente e se vuole può chiedere un colloquio con l’Ufficio del Personale per chiarire problematiche personali o professionali. In questo modo c’è a disposizione un file pieno di elementi per poter supportare meglio ogni dipendente nella sua crescita professionale.
La priorità per Adriano rimangono le persone anche quando l’azienda affronta la crisi: invece di ridurre la produzione e licenziare, con un coraggio straordinario decide di rilanciare puntando sull’incremento delle vendite: ribassa il prezzo dei modelli, apre nuove filiali ed assume 600 nuovi venditori. E ancora una volta i risultati gli danno ragione.
Il lavoro come opportunità di crescita culturale ed elevazione dell’uomo
Capì tra i primi l’importanza dell’ambiente di lavoro per aumentare il benessere e la motivazione degli operai: fa realizzare la nuova fabbrica di Ivrea in acciaio e vetro perché deve essere avvolta dalla luce ed integrata nel paesaggio (che deve contribuire ad abbellire). Nonostante il padre Camillo la definisca “una gabbia di canarini”, realizza un impianto che armonizza perfettamente bellezza delle forme e funzionalità.
Per avvicinare gli operai all’arte ed alla cultura letteraria organizza mostre di pittura, commissiona a Guttuso un quadro gigantesco, fa proiettare film di Fellini e di altri famosi registi, mette a disposizione giornali, libri e riviste che possono essere consultati anche durante l’orario di lavoro. La biblioteca aziendale, a disposizione di dirigenti ed operai, contiene 50.000 volumi tra cui opere di Moravia e Pasolini. Per la formazione commerciale dei venditori, in cui oltre alle tecniche di vendita organizza corsi di educazione civica, letteratura e storia dell'arte, affitta una villa medicea in mezzo ad un parco enorme. Per Adriano Olivetti “la bellezza è un mezzo per elevazione dell'uomo”.
Funzionalità del prodotto e design
La superiorità tecnica dei prodotti per competere a livello internazionale è sempre stata una caratteristica della produzione Olivetti. Per questo, oltre che assunti dagli istituti politecnici, vengono formate nuove generazioni di progettisti e tecnici direttamente in azienda. Ma un elemento veramente innovativo per quei tempi è la cura del design che per Adriano è l’anima del prodotto: la Lettera 22 ha un design così innovativo che vince il premio Compasso d’oro, mentre negli Stati Uniti viene esposta al MOMA di New York e viene considerato “l’oggetto di design più bello del secolo”. La cura dell’ambiente e del design caratterizza anche i negozi Olivetti in cui le vetrine vengono rinnovate ogni 15 giorni e dove si entra anche solo per vedere l’arredo degli interni. Il negozio Olivetti sulla 5th Avenue a New York attira anche l'allora presidente dell’IBM che rimane folgorato dal design dei suoi modelli. Dopo aver visitato la fabbrica di Ivrea, sfida i suoi collaboratori a creare per la sua azienda un design distintivo così come è riuscita a fare la Olivetti.
Leadership illuminata
Per Adriano è fondamentale la meritocrazia, chi sa e propone va avanti. Non prendeva nessuna decisione se non dopo avere interpellato tutte le persone che concernevano la decisione stessa. Sulla base di rapporti di vera fiducia lascia i collaboratori autonomi di decidere come raggiungere l'obiettivo condiviso, poi durante la riunione settimanale giudica i risultati e quando critica qualcosa lo fa con l’intento di lanciare una sfida ad andare oltre l’ordinario. Non gli piacciono gli organigrammi, secondo lui ingabbiano le persone. Fa in modo che i suoi collaboratori si inventino il ruolo di volta in volta riuscendo ad integrarsi perfettamente e a lavorare insieme per perseguire un medesimo fine. Anticipando di qualche decennio le teorie di Peter Senge (La quinta disciplina), Adriano vede l’azienda come un organismo vivente con un’infanzia, una giovinezza, una maturità, ma che rischia di raggiungere presto la vecchiaia nel caso in cui non riesca ad apprendere da se stessa alimentandosi e rigenerandosi continuamente in qualcosa di nuovo.
Adriano può essere considerato anche uno dei primi imprenditori-coach italiani. E’ un grande scopritore di talenti: intuisce il potenziale di Natale Capellaro, assunto come apprendista operaio, gli affida responsabilità crescenti fino a nominarlo direttore responsabile dell’ufficio progetti. Qui Capellaro realizzerà la maggior parte delle calcolatrici di successo che, grazie ad un rapporto tra costo di produzione e prezzo di vendita nell’ordine di 1 a 10, contribuiranno in maniera importante ai profitti dell’azienda. Un’altra testimonianza della capacità di Adriano di scoprire il potenziale dei collaboratori ci viene da Marcello Nizzoli, il designer ideatore dello “stile Olivetti”, che racconta di essere rimasto sorpreso di come Adriano avesse scoperto in lui capacità che egli stesso non aveva sospettato di avere.
Tralasciando ciò che sarebbe potuta essere l’Olivetti dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e dei computer se dopo la sua morte (e quella dell’ingegner Mario Tchu) non si fosse consumato un vero e proprio “olivetticidio”, penso che quella di Adriano Olivetti rimanga una figura unica di imprenditore umanista da inquadrare all’interno di un momento storico irripetibile.
E’ anche vero però che per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e la motivazione dei collaboratori ha lasciato una serie di lezioni che sono ancora molto attuali e che in un momento di particolare difficoltà economica e sociale potrebbero (e forse dovrebbero) ancora oggi ispirare molti imprenditori e manager d’azienda.