Ma siamo sicuri che all’aumento esponenziale dei meeting corrisponda un reale aumento della produttività?
Meglio ancora: le riunioni sono sempre necessarie? E quando lo sono, sono anche efficaci?
A sentire i commenti nelle aziende, sembrerebbe che oltre ad essere troppe, la maggior parte delle riunioni siano anche delle gran perdite di tempo. “Sono stato convocato alla riunione, ma non so perché…. Il mio capo manda me perché pensa che sia un meeting inutile… Con tutte le cose che ho da fare, mi tocca pure andare alla riunione… Siamo stati a parlare 2 ore e come risultato abbiamo deciso di convocare un’altra riunione…”.
Immaginando di essere una mosca che assiste ad una riunione improduttiva, vedremmo sale con troppe persone e mentre l’oratore parla, la maggior parte dei partecipanti lavora al PC, guarda lo smartphone o parla con i colleghi. Qualcun altro guarda l’orologio annoiato.
Il problema è che una riunione del genere ha un costo per l’organizzazione, riusciamo ad immaginare quale? Ad elaborare uno strumento di calcolo del costo delle riunioni ci ha pensato Harvard Business Review che ha elaborato il Meeting cost calculator: basta conoscere il numero e lo stipendio dei partecipanti, il tempo della riunione e…voilà.
https://hbr.org/resources/html/infographics/2015/11/meeting-cost-calculator/index.html
Il calcolatore ci fornisce il costo della nostra riunione che è spesso accompagnato dal messaggio “Stop the madness!”, che ci invita a riflettere e a domandarci: “il valore economico prodotto dalla riunione è oggettivamente superiore al suo costo?”
Tra l’altro, come riportato in una ricerca effettuata qualche anno fa dal Virginia Tech Crillon Research Institute, sembrerebbe che partecipare a troppe riunioni (soprattutto a quelle male organizzate), riduca il livello di attenzione e le capacità cognitive dei partecipanti nelle ore successive all’incontro. Quel che è certo è che il solo fatto di sapere di dover partecipare ad una riunione contribuisce a de-focalizzarci da ciò che stiamo facendo. Ne consegue che se dobbiamo partecipare a 3 o 4 riunioni nell’arco della giornata, nel resto del tempo saremmo poco produttivi.
Per questo motivo alcune aziende stanno correndo ai ripari chiedendo ai loro manager di organizzare le riunioni solo in una stessa parte della giornata.
C’è poi un altro aspetto da considerare ed è inerente al nostro comportamento, sempre più reattivo al contesto. Come dice David Grady nel suo spassoso TED Talks “Come salvare il mondo (o almeno noi stessi) dalle riunioni improduttive”, https://www.ted.com/talks/david_grady_how_to_save_the_world_or_at_least_yourself_from_bad_meetings, siamo naturalmente portati ad accettare qualsiasi riunione, anche se siamo consapevoli che sarà una perdita di tempo. La “Sindrome da Accettazione Meccanica (MAS)” come la chiama Grady, ci fa accettare tutto ciò che arriva. Sarebbe invece opportuno prendere del tempo (rispondendo con Forse/Tentative) per verificare di avere a disposizione tutti gli elementi utili per contribuire alla buona riuscita del meeting. Se poi non fossimo comunque convinti, potremmo parlare in modo costruttivo con l’organizzatore della riunione per acquisire ulteriori informazioni e soprattutto per capire cosa si aspetta dalla nostra partecipazione. Con un approccio proattivo contribuiremo a far riflettere anche le altre persone sull’opportunità di definire meglio le finalità dell’incontro e creare quindi i presupposti per partecipare ad una riunione più produttiva e gratificante per tutti.
Consapevoli che non tutte le riunioni sono necessarie e che a volte ci possono essere modi alternativi più efficaci per scambiare informazioni o prendere decisioni, i meeting rappresentano in ogni caso una grande opportunità per lavorare insieme e per allenare le competenze necessarie in qualsiasi contesto organizzativo: in una riunione si può infatti imparare ad ascoltare in modo empatico, si allena il public speaking, l’apertura mentale, il confronto, la leadership… e soprattutto si costruisce la squadra.
Ma allora quando siamo noi ad organizzare un incontro, come facciamo ad assicurarci di aver creato le condizioni affinchè le persone arrivino motivate a partecipare e siano in grado di contribuire attivamente al successo della riunione?
Ecco un breve vademecum per organizzare riunioni efficaci.
La preparazione
Altri elementi per svolgere riunioni più produttive sono:
Per riassumere, un modo semplice ed efficace per definire attori e modalità di una riunione è farsi le domande 5W + 2H:
A questo punto siamo pronti per mandare (con congruo anticipo) l’invito alle persone giuste.
Durante la riunione
Dopo la riunione
Al fine di certificare quanto detto, è opportuno distribuire ai partecipanti un verbale dell’incontro con indicazione specifica di chi fa cosa, entro quando. Meglio ancora se nel verbale sarà già indicata la data e l’ora della prossima riunione.
Alcuni team di lavoro particolarmente efficaci e creativi realizzano una mappa mentale disegnata o digitale della riunione (tipo iMindMap di Tony Buzan), che diventa anche un documento “artistico” più piacevole da consultare ed archiviare.
In alcuni casi e in particolare quando si vogliano diffondere i valori positivi dell’azienda, quali l’ascolto, il rispetto degli altri, il contributo di ognuno o la sinergia del team, può essere utile l’introduzione di un “Regolamento” delle riunioni, in cui vengono definite delle linee guida per rendere le riunioni più efficaci. Un esempio: non si possono organizzare le riunioni dopo le 16.00!
E’ chiaro che al di là di metodi, strumenti e raccomandazioni, l’efficacia di una riunione deriverà dal comportamento dei singoli partecipanti e dall’essere riusciti a creare un’”esperienza di qualità” per ogni partecipante. Questo vuol dire riuscire a far sì che ognuno si senta libero di esprimersi liberamente, percepisca di essere realmente ascoltato e sia consapevole che quello che sta dicendo rappresenta un valore per la crescita del gruppo e dell’azienda.
Un buon proposito per il 2020? Migliorare l’organizzazione e la gestione delle riunioni.