Possiamo definire il Coaching come un metodo di allenamento del potenziale umano orientato al raggiungimento di obiettivi definiti dal cliente; è una relazione di partnership e quindi di totale fiducia tra un Coach, che è l’esperto della metodologia e il cliente, detto Coachee, che vuole raggiungere obiettivi di benessere personale o di miglioramento delle sua performance. L’essenza del Coaching è supportare le persone in un processo di autoapprendimento per governare meglio la propria vita. Noi siamo a tutti gli effetti il frutto di un allenamento quotidiano, fisico, mentale, emotivo; siamo quel che siamo perché ci siamo allenati da tempo con le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, ma a volte queste convinzioni ci limitano, non ci fanno vedere le cose per quello che sono, agiamo secondo dei paradigmi che abbiamo acquisito nel tempo, ma che non ci appartengono e soprattutto non ci permettono di raggiungere i nostri obiettivi. La conseguenza è che perdiamo la stima in noi stessi, diventiamo inefficaci e cadiamo in uno stato di malessere. Attraverso il Coaching acquisiamo la consapevolezza che in ogni momento noi possiamo scegliere chi vogliamo essere ed allenarci a diventarlo per vivere una vita appagante e piena di significato.
A differenza delle pratiche di aiuto come la psicoterapia e il counseling, il Coaching non guarda al passato e alle cause del malessere, ma si concentra sul presente e sui punti di forza per sviluppare un futuro possibile. Questo gratifica e produce l’energia e la motivazione giusta per migliorare l’autonomia nel prendere le decisioni, l’ efficacia nel fare le cose e le relazioni con gli altri.
Il Coach è a tutti gli effetti un allenatore, un allenatore delle potenzialità delle persone. A me piace definire il Coach come un cercatore di tesori, ma sono tesori già presenti dentro ognuno di noi. L’immagine efficace che lo rappresenta è quella di Michelangelo che quando iniziava a lavorare un pezzo di marmo ne immaginava la figura già presente al suo interno e il suo compito era solo quello di eliminare il superfluo. Un Coach come strumento non utilizza lo scalpello, ma l’ascolto empatico e le domande, che se ben formulate fanno riflettere le persone sulla reale possibilità di raggiungere i loro obiettivi. Il Coach in pratica supporta il cliente nel colmare il dislivello tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Il Coach attraverso il feedback aiuta il cliente a vedere le cose da un altro punto di vista, ad aumentare la sua consapevolezza in chi è realmente e cosa vuole ottenere. Il cliente durante il percorso sperimenta strategie, impara a superare gli ostacoli e ad individuare gli alleati. Verifica i risultati e piano piano si rende conto che ciò che riteneva impossibile, diventa possibile o addirittura probabile. Con l’allenamento e il raggiungimento dei primi risultati si genera un senso di gratificazione, una grande energia creativa e si alimenta un circolo virtuoso verso la realizzazione dei propri desideri e dei propri progetti di vita.
Fino a poco tempo fa il Coaching e la figura del Coach faceva riferimento solo all’ambito sportivo, ma oggi viviamo un’epoca di crescente complessità e di rapidi cambiamenti. In molti casi abbiamo perso quei riferimenti tradizionali che governavano le nostre vite oggi facciamo fatica ad adattarci a regole imposte da altri. Ora le persone sentono il bisogno di migliorare il governo della propria vita e la propria efficacia personale e relazionale. Il Coaching abitua le persone a pensare il modo autonomo, ad aumentare la propria consapevolezza riguardo ai desideri da realizzare e alle risorse a disposizione; soprattutto favorisce l’assunzione della responsabilità individuale sui risultati e sul proprio benessere.
Quando non è soddisfatta di una determinata situazione, ma non sa come fare; quando vuole raggiungere un obiettivo, ma pensa di non avere le risorse appropriate, quando si senti inadeguata sul lavoro o nelle relazioni. In pratica io penso che tutti noi possiamo migliorare la situazione in cui siamo e ricorrere ad un coach in un determinato momento della nostra vita. E’ chiaro che ci deve essere la disponibilità a cambiare alcune convinzioni e a dedicare un po’ di tempo e impegno per il proprio sviluppo personale. Noi diciamo che senza domanda, che vuol dire volontà e determinazione a migliorare, non ci può essere Coaching.
Il Coaching Umanistico riprende l’assunto del Coaching tradizionale, cioè che le persone sono potenzialmente in grado di esprimere il meglio di sé per potersi realizzare pienamente, ma va oltre questo, mettendo al centro il concetto di bene delle persone. Ti faccio un esempio: pensiamo a quando siamo in metro qui a Roma e vediamo qualcuno che si alza per fare posto ad un anziano o ad una donna incinta. E’ un semplice gesto di cortesia, ma che scalda il cuore non solo a chi lo riceve, ma anche a chi assiste a quel gesto, in questo caso gli altri passeggeri. Come Coach Umanisti riteniamo che riuscendo ad esprimere le nostre potenzialità specifiche stiamo bene noi e contemporaneamente facciamo stare bene gli altri attorno a noi. In questo modo ognuno ha la possibilità di realizzare se stesso e di fornire un contributo per una società migliore. Il nostro auspicio è che questo si realizzi nelle scuole, nelle aziende e in tutti gli ambiti della società civile.
Un altro elemento differenziante del Coaching Umanistico è la definizione di talento che per molti è innato: o ce l’hai o non ce l’hai. Per noi il talento può essere anche raggiunto partendo da un’attitudine per un campo specifico, con un programma di allenamento intenzionale delle proprie potenzialità specifiche molto impegnativo che produce risultati straordinari riconosciuti dagli esperti di quel campo. Pensiamo ad esempio la musica: partendo da un buon livello, io posso strimpellare il pianoforte nel tempo libero, o, allenandomi 4-5 ore al giorno, posso diventare un ottimo concertista.
Il CU inoltre si concentra in particolare sui punti di forza delle persone. Sin da ragazzi a scuola siamo stati abituati a concentrarci sulle materie in cui eravamo più scarsi e quindi questo comportava una grande fatica da parte nostra anche per raggiungere la sufficienza, nonostante i nostri genitori spendessero tanti soldi nelle ripetizioni. In realtà è scientificamente provato che per migliorare dobbiamo partire dai nostri punti di forza, cioè da quello che già sappiamo fare bene. Questo ci fa sentire bene, ci gratifica e con l’allenamento possiamo diventare ancora più bravi, fino a raggiungere l’eccellenza. A questo punto, oltre a sentirci gratificati per il successo ottenuto, avremo acquisito un metodo per migliorare le aree in cui siamo meno bravi, utilizzando al meglio le nostre risorse e raggiungendo risultati che prima ritenevamo impensabili.
Non c’è una durata prestabilita, dipende dalla problematica portata dal cliente. Può durare qualche mese, difficilmente si arriva ad un anno. Poi dipende dalla frequenza degli incontri. Io di solito propongo di iniziare con 6 sessioni di 1 ora circa a distanza di 10 giorni una dall’altra e di valutarne i risultati. A quel punto il cliente decide se proseguire il percorso.
Nella prima sessione il cliente racconta la problematica che gli genera malessere e, se già lo conosce, anche l’obiettivo che vuole raggiungere con il percorso di Coaching. In questa fase il Coach ascolta facendo qualche domanda per capire la relazione tra la persona e il problema. Nelle sessioni successive il cliente stabilisce l’argomento specifico della sessione su cui vuole lavorare, cioè il Focus, si valutano le risorse disponibili e le Potenzialità da esprimere in funzione dell’Obiettivo da raggiungere. Poi si definisce il Piano d’azione, che può consistere in semplici esercizi come allenare l’ascolto o leggere un libro su un tema specifico, si valutano gli Ostacoli che si potrebbero incontrare nel percorso e gli Alleati su cui il cliente potrà contare. Alla fine della sessione viene ricapitolato quanto stabilito e si fissa la data per la sessione successiva.
Devi considerare che io ho lavorato per oltre 20 anni in aziende multinazionali e che oggi mi occupo di formazione e consulenza aziendale. Il mio ambito quindi è principalmente il Business Coaching, da me vengono professionisti che vogliono migliorare le proprie competenze o le relazioni sul lavoro, vengono manager che vogliono allenare il proprio stile di leadership per aumentare la propria efficacia o per ottenere risultati migliori, persone che hanno perso il lavoro e non si accontentano della prima cosa che gli viene offerta o persone che un lavoro ce l’hanno, ma del quale non sono soddisfatte e vogliono capire come rimettersi in gioco.
A questo proposito, insieme ad altri Coach partner della Scuola di Coaching Umanistico di Roma, sto organizzando un evento che si terrà i primi di Giugno intitolato proprio “Rimettiamoci in gioco” e rivolto a chi è insoddisfatto del lavoro attuale e vuole esplorare nuove possibilità.
In effetti possiamo considerare le aziende come degli organismi viventi, con un loro ciclo di vita. Alcune chiudono dopo pochi anni, altre hanno successo e durano da oltre 100 anni. Anche con le aziende il Coach lavora sul potenziale inespresso e sulle dinamiche che impediscono all’azienda di svilupparsi in modo gratificante e sostenibile per tutti. In azienda si lavora prima con l’imprenditore e con i manager di alto livello per definire la Visione, cioè la meta da raggiungere nel lungo periodo. Questa si traduce in strategia e in obiettivi concreti e misurabili. Si lavora poi all’interno dei reparti con incontri di gruppo ed individuali per allenare le potenzialità presenti e sviluppare nuove modalità di lavoro più efficaci. Spesso trovo situazioni in cui i manager si lamentano dello scarso spirito d’iniziativa dei collaboratori e contemporaneamente gli stessi collaboratori si lamentano di non essere messi in condizione di lavorare bene. E’ chiaro che c’è un cortocircuito, in questo caso si lavorerà sullo stile di leadership, sulla comunicazione e sulle relazioni interne all’organizzazione. Diventa cruciale anche il ruolo dei clienti dell’azienda, che con il loro feedback (cioè se sono soddisfatti o insoddisfatti) indicano all’organizzazione se la direzione intrapresa è quella giusta o è necessaria una correzione di rotta.
In realtà solo la prima sessione deve essere fatta di persona, in quanto è utile per conoscersi e per stabilire un rapporto di fiducia. Le sessioni successive di Coaching possono svolgersi anche al telefono o via Skype con la stessa efficacia, risparmiando così del tempo prezioso. L’importante è che durante la sessione non siano presenti elementi di disturbo che possano deconcentrare o infastidire la relazione di Coaching.