Purtroppo in Italia molte persone lavorano per mantenere il proprio posto di lavoro, piuttosto che per fare un buon lavoro. Il lavoro diventa spesso un fattore di stress e questo dipende anche dal fatto che quasi mai ci si ferma a domandarsi: “Perché lavoro?” La prima risposta per (quasi) tutti sarà “perché devo pagare le bollette e far fronte a tutte le spese…”, giusto, ma la riflessione da fare è se il lavoro deve essere considerato solo come una transazione economica tra una prestazione ed uno stipendio, o può diventare un’esperienza significativa ed appagante della vita.
“ It is impossible to have a great life unless it is a meaningful life. And it is very difficult to have a meaningful life without meaningful work”. –Jim Collins
Senza uno scopo ben definito, difficilmente ci si potrà alzare la mattina contenti di andare a lavorare o andare a dormire la sera sentendoci pienamente appagati. Certo potremmo sentirci soddisfatti per essere riusciti ad ottenere alcuni buoni risultati nelle nostre performance o meglio ancora per averne ottenuto il riconoscimento da parte del capo, ma la sensazione di realizzazione personale la otterremo solo quando riusciremo a percepire che i nostri sforzi della giornata lavorativa ci hanno fatto fare un ulteriore passo avanti verso la creazione di qualcosa di più grande.
“Business purpose and mission are so rarely given adequate thought is perhaps the most important cause of business frustration and failure”. - Peter Drucker
Per fortuna ogni tanto mi capita di incontrare qualcuno che, indipendentemente dal ruolo o dalla posizione, arriva al lavoro sorridente, svolge le proprie mansioni con grande competenza e qualità, riesce a relazionarsi bene con colleghi, fornitori e clienti e la sera va via soddisfatto e ancora pieno di energia.
Queste sono il tipo di persone appassionate del proprio lavoro, contente e motivate nel fare bene quello che fanno, spesso indipendentemente dal fatto che questo gli venga riconosciuto. Sono quelle persone che hanno scoperto la propria missione e che (tra lo stupore generale) dichiarano di amare il proprio lavoro. Queste persone si sentono realizzate perché percepiscono la connessione tra quello che fanno e il motivo per cui lo fanno.
Assumendo quindi che la scoperta e definizione della propria Missione possa rappresentare un fattore motivazionale sul lavoro e la strada verso la propria realizzazione, cerchiamo di capire qual è il percorso ideale per definirla.
“It doesn’t really matter how fast you’re going if you’re heading in the wrong direction” – Stephen Covey
Sul tema della Mission Stephen R. Covey ha dedicato la seconda delle sue “7 Regole”. “Iniziare con la fine in mente” vuol dire interpretare il proprio ruolo con una chiara visione dei propri valori e dei propri obiettivi. Significa riuscire ogni giorno a prendere le proprie decisioni in coerenza con i propri principi indipendentemente dalle circostanze in cui ci dovessimo trovare. Nell’attività di consulente e formatore per FranklinCovey, durante i workshop i manager partecipanti sono invitati a scrivere la propria “Dichiarazione di Contributo” che rappresenta il proprio impegno nel proprio ruolo. La stessa Dichiarazione dovrà poi essere ratificata dal proprio responsabile e condivisa con il team di lavoro. La stessa cosa viene successivamente fatta a livello individuale da tutti i collaboratori. E’ un lavoro molto efficace e che genera benessere nel team perché permette ad ogni persona di riflettere sulle proprie motivazioni personali oltre che sui propri talenti unici e di metterli a disposizione per realizzare le priorità del reparto e dell’organizzazione.
Individuare la propria Missione vuol dire innanzitutto capire cosa è davvero importante per noi e cosa vogliamo raggiungere affinchè la nostra vita e il nostro lavoro abbiano un senso. Vogliamo dare un significato a quello che facciamo e per questo sentiamo la necessità di fissare un obiettivo di lungo periodo, a 20, 30 anni o anche più. Ciò che “ci brucia dentro” è la necessità di agire per rispondere alla chiamata di uno scopo che solo noi siamo in grado di portare a termine.
Il primo passo è quello di partire dal nostro sistema valoriale e sentimentale per capire cosa ci ispira e ci spinge ad agire. A livello cerebrale trovare lo scopo di quello che facciamo appartiene al sistema limbico, quello dei sentimenti e delle emozioni, mentre le azioni appartengono alla neocorteccia, sede del pensiero analitico.
Partendo dai valori personali, cercheremo di capire qual è il significato della nostra identità, cos’è veramente importante per noi, per poi definire le attività che potranno dare espressione ai suddetti valori e al nostro desiderio di realizzazione. Dovremo cercare di capire in cosa possiamo esprimere la nostra unicità e le nostre competenze, quali cose sappiamo fare meglio e quando ci sentiamo gratificati nel creare valore per gli altri. E’ il concetto di eudaimonia espresso da Aristotele, in cui l’uomo realizza se stesso quando trova l’armonia tra ciò che è e ciò che fa e che ama fare.
Io stesso pur avendo lavorato in aziende di successo e avendo ricoperto vari ruoli di grande interesse anche a livelli manageriali che mi hanno garantito un ottimo stipendio e vari benefit, a volte mi sono sentito inadeguato.
Qualche anno fa ho cominciato quindi a riflettere su quali erano i miei valori imprescindibili e quali erano per me le cose più importanti nella vita. Poi ho valutato cosa amavo fare e in quali cose ritenevo di essere particolarmente bravo. Ho immaginato quindi che tipo di persona volessi essere, quali obiettivi volevo raggiungere e quale contributo avrei potuto dare agli altri.
C’è voluto molto tempo, ma alla fine sono riuscito ad identificare la mia Missione: ”Supportare gli altri ed ispirarli ad esprimere il meglio di sé per realizzare i propri obiettivi in una condizione di benessere”. E’ una dichiarazione che mi impegna quotidianamente a fare bene il mio lavoro e rappresenta la bussola con cui prendo tutte le decisioni più importanti.
E voi avete trovato la vostra Mission?
La definizione della propria Mission è il momento in cui viene individuata la direzione verso cui convogliare il proprio tempo e le proprie risorse, ma le persone per impegnarsi attivamente devono sentire che stanno dando il loro contributo ad una causa che li appassiona sentendosi parte di un progetto più grande.
A questo proposito ho trovato interessante la tesi espressa nel libro “The purpose effect” da Dan Pontefract, che intende dimostrare che il massimo del potenziale in un’organizzazione si esprime quando esiste un perfetto allineamento tra lo scopo personale di chi lavora in azienda, lo scopo del ruolo loro assegnato e lo scopo (o la Mission) dell’azienda stessa. Quando questo accade, il risultato è un aumento del coinvolgimento, dell’impegno, del senso di responsabilità e quindi di un miglioramento delle performance dei collaboratori, con un conseguente effetto positivo sui risultati aziendali. Deloitte ha stimato che queste aziende mostrano un livello di innovazione più alto del 30% e un tasso di fedeltà più alto del 40%. Un’altra ricerca ha evidenziato che nelle aziende con una Mission chiara, l’alto tasso di coinvolgimento della forza lavoro genera aumento della produttività, della soddisfazione dei clienti e riduce l’assenteismo e il turnover dei collaboratori.
Le aziende che mirano all’eccellenza devono poter usufruire del coinvolgimento e della motivazione della totalità delle proprie risorse e per questo dovranno impegnarsi per far sì che la “Missione” di ogni singolo collaboratore possa essere espressa nel giusto ruolo all’interno del’organizzazione. Nello stesso tempo le persone in cerca di un nuovo lavoro, in fase di selezione dovranno capire se l’azienda per cui andranno a lavorare esprime e vive realmente i valori dichiarati nella Mission e in cui si sono riconosciuti. Solo in questo caso saranno pronti a contribuire al successo dell’organizzazione mettendo in campo tutta l’energia, competenza e creatività di cui dispongono.
Per le organizzazioni questo comporta riuscire a creare una cultura finalizzata al significato, al senso e allo scopo della propria attività e soprattutto richiede una Visione chiara e il coraggio di guardare oltre i risultati di breve termine.